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Il ruolo di internet e dei siti web

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Un aumento in crescita esponenziale del fabbisogno di produzione di energia è causato soprattutto dall'inarrestabile e velocissiInquinamento di internet e dei computerma diffusione di internet. Proprio mentre il mutamento del clima, l'aumento della temperatura media sulla Terra, il pericolo di desertificazione si fanno sempre più minacciosi, arriva una nuova insidia all'equilibrio climatico già compromesso, proveniente proprio dalle tecnologie indispensabili alle ricerche per salvare l'ambiente e quindi il mondo in cui viviamo.
In soli cinque anni, dal 2000 al 2005, il consumo di energia elettrica dei grandi calcolatori è raddoppiato nel mondo. Nel 2006, nella sola Germania - secondo gli studi del Prof. Hegering - i circa cinquantamila grandi centri di calcolo elettronico assorbono la produzione di un’intera centrale nucleare. Un altro esempio: bastano pochi secondi per una ricerca online affidandosi a Google o a un altro moderno motore di ricerca, per consumare tanta energia elettrica quanto basta per tenere accesa una delle nuove lampadine ecologiche a risparmio energetico per un'ora intera.
Ancora una volta, il genere umano non ha pensato agli indesiderati, pericolosi effetti collaterali delle sue geniali invenzioni e non sfugge alla triste regola nemmeno internet. All'inizio le grandi aziende si sono lanciate nell’acquisto di apparecchiature informatiche senza preoccuparsi del loro consumo. Parallelamente è cresciuto l'uso privato della rete, quindi dei computer per navigarvi, senza che nessuno si preoccupasse dell’impiego di elettricità necessario e quindi della produzione di energia richiesta dal web e del riscaldamento del clima che ne deriva. Occorre inoltre tener conto del riscaldamento degli apparati elettronici di per sé: i grandi computer devono essere raffreddati, con sistemi che a loro volta consumano energia.
Il paragone avanzato da Der Spiegel - il famoso magazine tedesco che ha pubblicato le cifre degli studi del Prof. Hegering - fa riflettere: si equipara la nuova sfida di internet e dei computer al clima con la leggerezza delle potenze economiche che si lanciarono, all'alba della rivoluzione industriale, nella corsa a chi produceva più acciaio o consumava più carbone, senza che per decenni e decenni nessuno si chiedesse quali effetti avrebbe fatto sentire la logica dello sviluppo sulle risorse e sugli equilibri climatici e ambientali.
A titolo di esempio è sufficiente considerare l’aumento del consumo di energia nelle bollette di abbonamento ai server. In pochi anni la percentuale media è arrivata al 50 per cento del totale del conto pagato dall'utente, mentre per l'anno prossimo, ammonisce Thomas Meyer - esperto della IDC - salirà probabilmente fino al 75 per cento. L'unico rimedio, secondo gli esperti, è paradossalmente centralizzare: meno grandi calcolatori, meno centri di calcolo, ma molto più potenti. Centralizzare la "virtualizzazione", come la chiamano alla Ibm, può consentire risparmi di consumo energetico fino all'80 per cento. Nella dimensione più iper-moderna del nostro presente, cioè il mondo dei computer e di internet, in nome della difesa del clima probabilmente torneranno i grandi, ingombranti supercomputer ritenuti obsoleti fino a ieri. Purtroppo questa possibile via di salvezza è costosa, e non tutti potranno permettersela.
Confrontando i dati del 2000 con quelli del 2006, si evince che il consumo di energia derivante dalla navigazione su internet, è raddoppiato. A questo punto verrebbe naturale insinuare che la rete consuma tanto ed è anti-ecologica, ma andando ad analizzare i dati si deduce che non è così: dal 2000 al 2006 infatti, il traffico di internet è incrementato di 3,2 milioni di volte. Un tale aumento di attività con un consumo di energia soltanto raddoppiato, se comparato con le altre tecnologie esistenti fa della rete la macchina più efficiente che l’uomo sia riuscito a migliorare nella sua esistenza.
Uno dei motivi che sta alla base di questa efficienza è il miglioramento tecnologico delle infrastrutture. Il sito Earth2Tech illustra come le vecchie tecnologie siano molto meno efficienti delle nuove. Per esempio le vecchie connessioni via cavo utilizzavano 3,56 Kwh/Gb, mentre quelle nuove meno di un terzo. Le linee elettriche in fibra utilizzano 0,77 Kwh/Gb, i moderni cavi 0,72 mentre la DSL solo 0,17 Kwh/Gb.
Ovviamente questi dati riguardano il consumo per l’utilizzo della rete ma non quello impiegato per tenere accesi i computer o i cellulari. Anche quelli comunque, rispetto a quelli di 8 anni fa, consumano molto meno. Secondo la “Legge di Moore”, in base alla quale ogni 18 mesi le prestazioni dei processori e il numero dei transistor relativi raddoppiano, si dovrebbe raddoppiare anche il consumo ad essi collegato, ma questo non si verifica. Quindi il dubbio che sorge è comprendere se la mole di dati trasferita sia direttamente proporzionale alla quantità di energia consumata. Probabilmente non è così.
Infatti se prendiamo in considerazione la mole di dati che si trasferiscono in termini di bit, vediamo che oggi ne vengono trasferiti molti di più, per il fatto che essi vengono trasferiti in maniera molto più veloce e semplice rispetto a prima, quando anche per aprire una pagina di Internet Explorer bisognava attendere tempi prolungati. L’aumento della velocità delle connessioni ha portato ad una diminuzione del tempo di trasferimento dati (che è aumentato appunto fino ad oltre 3 milioni di volte), e proporzionalmente ad una riduzione della quantità di energia impiegata.


 

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